L’internet delle cose

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Smartphone, smartwatch, smartcity: da quando la nuova generazione di telefoni ci ha connesso con il mondo istante per istante tutto è diventato smart!

E’ una definizione commerciale, certo, ma alla base c’è una nuovo modo di intendere il nostro rapporto con la tecnologia: non ci basta più che i nostri strumenti siano performanti, vogliamo anche che siano intelligenti; e per intelligenti intendiamo che abbiano la possibilità di interagire fra loro o addirittura intuire ed anticipare i nostri gesti più abitudinari, senza richiedere il nostro intervento. E’ una rivoluzione alla quale ci siamo abituati nel volgere di pochi anni, ma che ancora stenta ad entrare nelle nostre case: ciò nonostante, quasi senza accorgercene, le nostre abitazioni iniziano ad essere sempre più connesse.

Fino a poco tempo fa si parlava di domotica; giusto il tempo di abituarsi al temine che già stiamo passando alla fase successiva: l’internet delle cose.

La domotica è la gestione intelligente ed automatizzata degli impianti della nostra abitazione, un modo per rendere l’impianto flessibile alle nostre esigenze. Grazie ad un impianto domotico possiamo controllare agevolmente scenari di illuminazione, gestione dei carichi, apertura e chiusura degli oscuramenti; un sistema automatico e centralizzato che associa ciascun evento ad una condizione. Molto comodo, ma è pur sempre un impianto che aspetta il nostro intervento per poter funzionare.

L’internet delle cose va oltre: climatizzazione, illuminazione, perfino gli elettrodomestici sono connessi alla rete e dialogano con noi e con l’ambiente per impostare il loro funzionamento. Il termostato capterà la nostra presenza in casa, prendendo nota delle nostre abitudini e regolando la temperatura delle stanze; l’illuminazione artificiale varierà a seconda della luce naturale che filtra dalle finestre, dell’ora o del numero di persone presenti; il frigo terrà nota dello stato delle scorte e della scadenza dei cibi; il televisore -che sta tornando alla grande ribalta dopo che sembrava aver perso terreno rispetto ai contenuti in rete- capirà con il tempo i nostri gusti e ci proporrà un palinsesto personalizzato per ciascun componente della famiglia; le tapparelle si abbasseranno quando saremo a letto per poi alzarsi al suono della nostra sveglia. Tutti i sistemi comunicheranno ogni azione al nostro smartphone, lasciandoci la libertà di modificare ogni parametro, e di controllare ogni movimento, a casa come fuori. Non va sottovalutato infatti l’aspetto sicurezza: i sistemi infatti potranno reagire al rilevamento di un’intrusione, comunicandocelo ma anche scoraggiando i malintenzionati.

Fantascienza? Non proprio.

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Molti di questi dispositivi sono già da tempo in commercio a prezzi normalissimi e se sfogliamo le app disponibili per i nostri telefoni troveremo facilmente quelle che si interfacciano con i relativi apparecchi. I maggiori produttori di impianti ed elettrodomestici oltre a continuare la produzione di apparecchi stanno investendo grandissime risorse sul software, e chi ha sempre fatto software si sta interessando alla produzione di apparecchi. Un esempio? Le auto connesse e senza conducente di Google: completamente automatiche, sono più sicure di ogni altro veicolo e cercano in rete informazioni sul percorso e sul traffico per ottimizzare il tempo di viaggio.
Niente di più semplice, ma allora cosa manca?

Quello che ancora sembra mancare è una intesa fra i produttori che consenta il “dialogo” anche fra dispositivi di diversa fabbricazione; ogni ditta tende a sviluppare un proprio linguaggio di comunicazione, creando dei sistemi chiusi. Si diffonde sempre più però il concetto di un linguaggio unico ed aperto: una prospettiva vincente che viene proprio dal mondo della telefonia, basti pensare a come i nostri telefoni comunichino tranquillamente fra loro indipendentemente dal produttore.

Ma noi? Siamo pronti a questa ennesima rivoluzione? Riusciremo ancora a pensare alla casa intelligente come al focolare domestico?

Ogni rivoluzione porta con sé grandi interrogativi. Il dubbio più grande è quello del controllo: dove arriverà l’indipendenza delle macchine e quanto saremo in grado di tenerla sotto controllo? In secondo luogo la sicurezza: quando ci saremo completamente affidati ai dispositivi della casa smart, chi ci garantisce che malintenzionati possano usarli contro di noi?

L’incognito ci lascia insieme sospettosi e curiosi: all’indole di ciascuno scegliere la propria strada.

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