Al fuoco!

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Il fuoco è uno degli elementi che più connota l’idea di casa: già solo con la parola focolare abbiamo evocato una quantità di concetti come l’abitare, la famiglia, la socializzazione, l’alimentazione. E’ un elemento potente non c’è che dire.

Ma oggi le nostre case di fuochi non ne hanno più.

Un tempo il fuoco era indispensabile nelle case: era l’unica fonte di energia con la quale scaldare gli ambienti, l’acqua sanitaria e con la quale cucinare. Con il tempo il fuoco del camino ha smesso di essere un elemento così determinante per divenire pian piano un mero decoro: certo ancora oggi per alcuni continua ad essere una fonte di energia, ma nella maggior parte dei casi le nostre nuove abitazioni sono prive di questo elemento una volta centrale.

Perché?

Il camino non ha più la sua centralità perché oltre ad aver perso la sua funzione porta con sé una serie di malus di carattere estetico che le famiglie contemporanee non sono più disposte ad accettare. Il camino rilascerà una parte di fumi all’interno degli ambienti, fumi che inevitabilmente andranno ad annerire le pareti; la camera di fuoco, per quanto stagna, spargerà cenere sul pavimento circostante; la legna che dovremmo tenere di scorta nelle immediate vicinanze sporcherà il pavimento e costituirà un potenziale rifugio per tutta una serie di piccoli insetti.

Abbiamo deciso che non vogliamo il camino ma vogliamo ancora il fuoco: è possibile eliminare i fastidi dell’uno senza rinunciare all’altro?

Oggi la tecnologia ci viene incontro con il camino a bioetanolo.

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Si tratta di un nome sotto il quale confluiscono una grande serie di oggetti anche molto diversi fra loro, tutti accomunati dal tipo di combustibile. Il bioetanolo è un combustibile derivato dalla lavorazione degli scarti agricoli, non produce fumi né sostanze tossiche per l’organismo. Queste caratteristiche lo hanno reso il prodotto perfetto per portare di nuovo il calore del fuoco all’interno delle nostre case.

I biocamini -cioè i camini a bioetanolo- non hanno bisogno di canne fumarie e possono essere installati in qualsiasi momento ed in qualsiasi ambiente della casa; la versatilità del prodotto ha alimentato la fantasia dei designer che hanno messo sul mercato una grande quantità di oggetti dalle forme più strane e diverse, per tutte le tasche. Non solo: la semplicità di uso dei componenti per la combustione del bioetanolo consente a progettisti ed anche ai singoli clienti di progettare da sé il proprio camino, adattandolo a situazioni esistenti o creando ex-novo: nuove opportunità svincolate dalle necessità tecniche di avere canne fumarie o prese d’aria.

Una soluzione perfetta quindi, assolutamente adatta per la grande residenza come per il piccolo appartamento. Alcuni modelli possono addirittura essere trasportati, mentre altri sono idonei all’esterno, dando una dimensione di socialità ad un angolo di giardino come ad un grazioso terrazzino in città.

Va detto, come precauzione generale, che pur essendo il bioetanolo totalmente atossico ed inodore, il processo di combustione produrrà una quantità di anidride carbonica e consumerà parte dell’ossigeno presente nell’aria. E’ quindi buona norma garantire alla stanza il giusto ricambio d’aria, soprattutto per utilizzi prolungati.

Il fuoco torna a casa: pratico, semplice, pulito.

Volta la carta

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Per quella parete spoglia le abbiamo provate proprio tutte: il bianco è banale ma nessun colore ci soddisfa, quadri non ne abbiamo e poi sono troppo piccoli, si potrebbe tentare con una mensola e dei libri… Ma, una bella carta da parati?

No, che idea antica!

Un attimo. Ne siete proprio sicuri?

La carta da parati è una delle soluzioni di arredo di interni più antiche: l’uso in Europa è riscontrato prima ancora dell’invenzione della stampa e i rotoli di carta provenienti dalla Cina venivano allora finemente decorati a mano. Nei secoli il suo uso si è diffuso man mano che si diffondeva la classe di agiati borghesi che potevano permettersi residenze riccamente rifinite.

Ma la vera esplosione di questo tipo di decorazione fu il movimento arts and crafts: la scuola che plasmò il moderno concetto di design produsse una quantità di decori a stampa dedicati alle carte da parati che ancor oggi fanno storia: i motivi floreali disegnati da William Morris definirono lo stile liberty e ancora oggi identificano con chiarezza quegli anni di fermento. L’ultimo slancio la carta da parati lo ebbe negli anni settanta: una gran produzione di grafiche psichedeliche e soprattutto la scoperta della terza dimensione: piccoli rilievi che davano matericità alla parete.
Con questa immagine si è congelato il nostro immaginario ed oggi spesso se qualcuno accenna alla carta da parati lo guardiamo un po’ imbarazzati, straniti dalla proposta demodée.

Niente di più sbagliato.
Le tecniche di stampa digitale in grande formato ed alta definizione hanno letteralmente fatto esplodere il settore delle carte da parati. Che ovviamente si sono fatte innovative e non vogliono più essere chiamate con un nome così antico: ora infatti si chiamano wallcovering.

Ma cosa sarebbe successo di così rivoluzionario?

La stampa digitale ha liberato i disegnatori dalla gabbia del motivo seriale: il disegno infatti era pensato per poter essere ripetuto su tutte le fasce facendo coincidere le linee del disegno lungo i bordi di giunzione. Ora il vincolo tipografico non esiste più ed il disegno è libero di correre anche per tutta la lunghezza della parete.
La fantasia dei designer si è espressa in ogni modo: possiamo avere foreste in alta definizione, primissimi piani di fiori, gigantografie di volti umani, stampe d’epoca, skyline metropolitani, trompe l’oeil, riproduzioni di manoscritti, mappe geografiche e mille altri tipi di motivi; se non fossimo soddisfatti da questa offerta infinita potremmo sempre scegliere di fornire noi alla ditta un nostro disegno o una nostra foto chiedendo che venga elaborata. E’ abbastanza, no?

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Non solo, grazie sempre al digitale non compriamo il motivo semplicemente così com’è: possiamo infatti personalizzarlo in base alle effettive dimensioni e proporzioni delle nostre pareti, essendo sicuri che il disegno sia in posizione giusta rispetto ad elementi come porte e finestre o placche di comandi elettrici e prese. Infine sempre grazie ad una simulazione digitale, potremo variare tono di colore, contrasto e luminosità del motivo. Una volta fatte tutte le scelte i rotoli arriveranno a casa con il loro schema di montaggio allegato.

Ed arrivati a questo punto avremo la possibilità di vedere quanto un bravo imbianchino faccia la differenza; attaccare una carta da parati è un lavoro che richiede precisione, organizzazione del lavoro, cura del dettaglio: affidarsi ad un bravo artigiano è la giusta garanzia per non perdere l’investimento fatto sul materiale.

Queste le novità artistiche, ma quelle tecniche non sono da meno. I wallcovering odierni sono ovviamente ignifughi e del tutto lavabili, resistono all’azione della luce diretta e si adattano a qualsiasi ambiente, anche al bagno.

Sicuri di volerla ancora chiamare carta da parati?

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