CIL, CILA, SCIA, PDC…. Aiuto!

 

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Ci abbiamo pensato e ripensato, abbiamo fatto sacrifici e trovato i soldi, abbiamo chiamato un professionista e fatto il progetto, la ditta è contattata e ci ha fatto pure un bel preventivo: perfetto, ora i lavori possono partire!

Un momento… non è così semplice. Abbiamo bisogno di una pratica edilizia.

Niente paura.

E’ vero, la burocrazia nel nostro Paese è davvero enorme e spesso può risultare incomprensibile al cittadino; è vero anche che gli interventi normativi degli ultimi anni hanno deregolato ma non sempre hanno semplificato; ma con il giusto aiuto possiamo anche noi districarci fra i vari tipi di pratica edilizia necessaria per eseguire i lavori di cui ha bisogno la nostra casa.

Affrontare correttamente l’iter burocratico che accompagna ogni modifica dell’edificio non significa solo ottemperare ad un obbligo di legge, vuol dire anche non avere problemi nel caso in cui ci trovassimo ad esempio a vendere la nostra casa: ogni mancato adempimento richiede costi per essere regolarizzato e tali costi andranno indubbiamente ad influenzare negativamente la trattativa con l’aspirante acquirente.

Andiamo quindi per ordine.

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Prima di tutto contattiamo, se non lo abbiamo già fatto, il nostro progettista di fiducia: sarà lui a guidarci in questo percorso ed a predisporre tutta la documentazione nel caso ve ne sia bisogno; altrimenti rechiamoci presso l’ufficio urbanistica del nostro comune: lì avremo dal personale ogni indicazione necessaria sulla giusta procedura, prima fra tutte se i nostri lavori hanno bisogno di una pratica e di un professionista che ci segua nella redazione.

Per orientarci facilmente diremo che i parametri di cui dobbiamo tener conto sono fondamentalmente due: il tipo di intervento (ordinario o straordinario) e l’entità delle modifiche che stiamo apportando all’edificio (semplici interventi interni, interventi strutturali, modifiche di forma o di volume). A seconda delle nostre necessità e dell’obiettivo che vogliamo raggiungere avremo un diverso tipo di pratica edilizia, che porta con sé tempi e costi diversi.

CIL (comunicazione di inizio lavori). E’ richiesta per tutti gli interventi di edilizia libera: ad esempio le opere temporanee rimovibili entro 90 giorni, l’installazione di pannelli termici o fotovoltaici sul tetto o la realizzazione elementi di arredo e la pavimentazione e finitura di spazi esterni. Può essere consegnata senza ricorrere ad un professionista e non richiede oneri se non il versamento dei diritti di segreteria.

CILA (comunicazione di inizio lavori asseverata). Vale per gli interventi di manutenzione straordinaria che non interessino parti strutturali dell’edificio: quindi ad esempio lo spostamento di pareti o di porte interne, e tutte le modifiche, sempre interne, che non alterino la forma o l’uso dell’edificio. E’ chiamata asseverata perché si richiede che sia controfirmata da un professionista che certifichi la rispondenza dei lavori ai termini di legge.

SCIA (segnalazione certificata di inizio attività). E’ sempre necessaria per la manutenzione straordinaria ma in questo caso si consente l’intervento anche su parti strutturali, sempre senza che se ne alterino forma, volume ed uso. Anche in questo caso si richiede l’intervento di un professionista che si assuma la responsabilità della conformità dell’opera; per alcune opere può essere richiesto il pagamento di oneri oltre ai diritti di segreteria.

PERMESSO DI COSTRUIRE. E’ il livello più alto di titolo edilizio e serve a richiedere la possibilità di effettuare tutti gli altri tipi di opere, inclusa ovviamente la nuova edificazione. A seconda del tipo e della mole delle opere ci verrà richiesto il pagamento di oneri. A differenza delle altre pratiche, con le quali è possibile iniziare i lavori immediatamente dopo la consegna della documentazione, il permesso di costruire è appunto un permesso e come tale deve essere vagliato dagli uffici competenti che possono darci un responso in un tempo massimo di novanta giorni.

Facile, no?

 

L’internet delle cose

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Smartphone, smartwatch, smartcity: da quando la nuova generazione di telefoni ci ha connesso con il mondo istante per istante tutto è diventato smart!

E’ una definizione commerciale, certo, ma alla base c’è una nuovo modo di intendere il nostro rapporto con la tecnologia: non ci basta più che i nostri strumenti siano performanti, vogliamo anche che siano intelligenti; e per intelligenti intendiamo che abbiano la possibilità di interagire fra loro o addirittura intuire ed anticipare i nostri gesti più abitudinari, senza richiedere il nostro intervento. E’ una rivoluzione alla quale ci siamo abituati nel volgere di pochi anni, ma che ancora stenta ad entrare nelle nostre case: ciò nonostante, quasi senza accorgercene, le nostre abitazioni iniziano ad essere sempre più connesse.

Fino a poco tempo fa si parlava di domotica; giusto il tempo di abituarsi al temine che già stiamo passando alla fase successiva: l’internet delle cose.

La domotica è la gestione intelligente ed automatizzata degli impianti della nostra abitazione, un modo per rendere l’impianto flessibile alle nostre esigenze. Grazie ad un impianto domotico possiamo controllare agevolmente scenari di illuminazione, gestione dei carichi, apertura e chiusura degli oscuramenti; un sistema automatico e centralizzato che associa ciascun evento ad una condizione. Molto comodo, ma è pur sempre un impianto che aspetta il nostro intervento per poter funzionare.

L’internet delle cose va oltre: climatizzazione, illuminazione, perfino gli elettrodomestici sono connessi alla rete e dialogano con noi e con l’ambiente per impostare il loro funzionamento. Il termostato capterà la nostra presenza in casa, prendendo nota delle nostre abitudini e regolando la temperatura delle stanze; l’illuminazione artificiale varierà a seconda della luce naturale che filtra dalle finestre, dell’ora o del numero di persone presenti; il frigo terrà nota dello stato delle scorte e della scadenza dei cibi; il televisore -che sta tornando alla grande ribalta dopo che sembrava aver perso terreno rispetto ai contenuti in rete- capirà con il tempo i nostri gusti e ci proporrà un palinsesto personalizzato per ciascun componente della famiglia; le tapparelle si abbasseranno quando saremo a letto per poi alzarsi al suono della nostra sveglia. Tutti i sistemi comunicheranno ogni azione al nostro smartphone, lasciandoci la libertà di modificare ogni parametro, e di controllare ogni movimento, a casa come fuori. Non va sottovalutato infatti l’aspetto sicurezza: i sistemi infatti potranno reagire al rilevamento di un’intrusione, comunicandocelo ma anche scoraggiando i malintenzionati.

Fantascienza? Non proprio.

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Molti di questi dispositivi sono già da tempo in commercio a prezzi normalissimi e se sfogliamo le app disponibili per i nostri telefoni troveremo facilmente quelle che si interfacciano con i relativi apparecchi. I maggiori produttori di impianti ed elettrodomestici oltre a continuare la produzione di apparecchi stanno investendo grandissime risorse sul software, e chi ha sempre fatto software si sta interessando alla produzione di apparecchi. Un esempio? Le auto connesse e senza conducente di Google: completamente automatiche, sono più sicure di ogni altro veicolo e cercano in rete informazioni sul percorso e sul traffico per ottimizzare il tempo di viaggio.
Niente di più semplice, ma allora cosa manca?

Quello che ancora sembra mancare è una intesa fra i produttori che consenta il “dialogo” anche fra dispositivi di diversa fabbricazione; ogni ditta tende a sviluppare un proprio linguaggio di comunicazione, creando dei sistemi chiusi. Si diffonde sempre più però il concetto di un linguaggio unico ed aperto: una prospettiva vincente che viene proprio dal mondo della telefonia, basti pensare a come i nostri telefoni comunichino tranquillamente fra loro indipendentemente dal produttore.

Ma noi? Siamo pronti a questa ennesima rivoluzione? Riusciremo ancora a pensare alla casa intelligente come al focolare domestico?

Ogni rivoluzione porta con sé grandi interrogativi. Il dubbio più grande è quello del controllo: dove arriverà l’indipendenza delle macchine e quanto saremo in grado di tenerla sotto controllo? In secondo luogo la sicurezza: quando ci saremo completamente affidati ai dispositivi della casa smart, chi ci garantisce che malintenzionati possano usarli contro di noi?

L’incognito ci lascia insieme sospettosi e curiosi: all’indole di ciascuno scegliere la propria strada.

Una casa senza mattoni

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L’idea che gli edifici siano fatti di mattoni è talmente forte nella nostra cultura che la parola mattone è sinonimo stesso di casa: ad essa associamo i concetti di solidità, stabilità e permanenza. La forza di quest’immagine è indiscussa ed ha prodotto e produce effetti su tutto il nostro modo di intendere la casa. Ad esempio, a ben vedere, questi concetti hanno fatto del mattone un investimento economico a lungo termine nel quale tutti sappiamo di poter fare affidamento, per i nostri risparmi certo, ma prima di tutto sotto l’aspetto psicologico. Anche dopo oltre un secolo di edifici in cemento armato, nel nostro immaginario la casa è un oggetto che viene costruito strato dopo strato, mattone dopo mattone appunto.

Ma non esistono solo le case in mattoni: altre culture ed altri paesi hanno sviluppato tecniche diverse per costruire le proprie case, a seconda dei materiali disponibili, dell’ambiente e del clima o delle condizioni economiche;  oggi grazie alla standardizzazione dei sistemi produttivi possiamo attingere al meglio che queste culture hanno prodotto per innalzare il livello delle prestazioni delle nostre abitazioni.

La costruzione a secco è uno di questi metodi; dopo lunghi anni di diffidenza ed anche di incultura, lentamente sta prendendo piede alle nostre latitudini, grazie ad una generazione di progettisti preparata ed anche ad esigenze concrete di riuso del patrimonio edilizio esistente.

Letteralmente costruire a secco significa erigere un edificio senza usare elementi gettati o incollati in opera come le strutture in cemento armato o i tamponamenti in laterizio, ma ricorrendo a parti prefabbricate ad hoc ed assemblate in cantiere. I materiali dominanti di questo metodo costruttivo sono senza dubbio l’acciaio ed il legno; entrambi uniscono alle caratteristiche di leggerezza e di resistenza la facilità con cui si prestano ad essere preconfezionati ed assemblati.

Quindi costruire a secco significa considerare la casa come un grande LEGO fatto di parti da mettere assieme con facilità, ma cosa vuol dire questo in termini di prestazioni, tempi e costi?

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Innanzi tutto vuol dire realizzare una casa in cui ogni dettaglio è stato ponderato in fase di progetto e verificato durante la prefabbricazione, eliminando al massimo le possibilità di errore sul sito. L’errore umano, si sa, è sempre dietro l’angolo ed evitare scelte estemporanee è sempre un ottimo metodo per la buona riuscita di un cantiere. Anche nel caso in cui però, per qualsiasi motivo, dovessimo tornare sui nostri passi, la reversibilità di una opera realizzata in questo modo è sicuramente maggiore di altre. Un errore o una modifica in un edificio in cemento armato ci costringerebbero a distruggere letteralmente parte di quanto abbiamo appena costruito, nella costruzione a secco ci limiteremmo invece a rimuovere gli elementi che abbiamo posato: e tra smontare e demolire c’è un abisso.

Non abbiamo inoltre tempi morti in cantiere: non è necessario aspettare asciugature o maturazioni del cemento, le squadre possono lavorare con tempi serrati, a vantaggio della durata dei lavori e dei costi ad essa connessi.

Da un punto di vista termoacustico poi un edificio costruito a secco offre meno punti deboli; è più facile cioè risolvere quelli che i progettisti chiamano “ponti”: porzioni delle pareti esterne dove la schermatura al calore o al rumore sono più deboli a causa della struttura. Le dimensioni ridotte delle strutture in acciaio o la natura stessa di quelle in legno ci sollevano dal dover pensare a questo tipo di problema.

Oltre che ad essere quindi un metodo consigliato in generale, la costruzione a secco si impone nei casi di ristrutturazione con sopraelevazione, come spesso succede quando ad esempio si vogliano sfruttare le potenzialità offerte dal cosiddetto Piano casa. La costruzione a secco, sia essa in struttura di acciaio o legno, è di gran lunga più leggera della costruzione tradizionale e diventa quindi l’unico modo per realizzare in sicurezza la nuova volumetria senza gravare sui piani sottostanti.

Infine oltre che al calendario ed al portafoglio la casa a secco fa bene l’ambiente: standardizzare gli elementi ed i processi costruttivi, limitare gli scarti ed il trasporto di materiale è un beneficio immenso in termini di impatto ambientale. Spesso parlando di edifici a basso impatto pensiamo sempre ai consumi di energia in fase di esercizio; gran parte dell’impronta ambientale delle nostre case invece è spesa in fase di costruzione ed anche a questi termini dovremo far sempre maggiore attenzione nel prossimo futuro.

L’energia della nostra casa

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Un caffè caldo ed un bel libro dalle pagine fruscianti sono i migliori compagni di un pomeriggio d’inverno; ma prima di tutto è il calore della nostra casa a scioglierci nel dolce abbraccio di quelle pagine.

E qui viene la parte difficile.

Nel nostro paese il patrimonio edilizio è composto in massima parte da edifici troppo vecchi per poterci garantire livelli di comfort adeguati agli standard del mondo contemporaneo, senza affrontare una spesa energetica spesso proibitiva. Si calcola (fonte: Sole24ore) che quasi la metà degli edifici delle nostre città abbia più di quaranta anni: va da sé che con un parco abitazioni in questo stato difficilmente si possa pensare di ottenere prestazioni performanti da un punto di vista termico.

E’ un problema che crea disagi a molti livelli.

Innanzi tutto è un danno per le nostre tasche: l’energia è uno dei beni più costosi del bilancio familiare ed un edificio in cattivo stato è decisamente energivoro. Come se versassimo acqua in un secchio bucato, spesso ci ritroviamo a riscaldare ambienti che non riescono a trattenere questo prezioso calore e lo disperdono all’esterno, costringendoci ad aumentare il tempo o l’intensità del riscaldamento.

In secondo luogo si accelera la riduzione delle scorte di energia. Le fonti energetiche che in larga parte usiamo oggi nelle nostre abitazioni non sono infinite: prima o poi si esauriranno ed a quel punto in pochi decenni avremo depauperato il nostro pianeta di risorse che si sono formate in milioni di anni. Se anche questa prospettiva dovesse essere lontana, il declino degli approvvigionamenti peserà comunque sul prezzo dell’energia perché si investiranno somme sempre maggiori per trovarla ed estrarla.

In ultimo, ma non certo per importanza, c’è il problema ambientale: anche se per magia tutte queste risorse fossero infinite, e data la sovrabbondanza il costo fosse irrisorio, perché ricorrere oltre il dovuto ad un prodotto che per essere raffinato, stoccato, distribuito e consumato crea squilibri ambientali che verranno pesantemente pagati dalle generazioni future?

Fortunatamente c’è l’altra faccia della medaglia.

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Ed è la faccia dove grazie ad anni di cultura e di ricerche si è giunti ad una maggiore consapevolezza ambientale e ad una profonda capacità tecnica: da una parte siamo sempre più in grado di ricorrere efficacemente a fonti di energia che non lascino una pesante eredità ai nostri figli, le cosiddette “rinnovabili”; dall’altra abiamo imparato a costruire case che anche di queste energie consumano poco, pochissimo o addirittura nulla. La strada è ancora lunga ma anche grazie ad un impianto di norme che è cresciuto negli anni, oggi si è creata una filiera virtuosa fra produttori, costruttori, progettisti, tutta orientata alla realizzazione di edifici sempre più performanti. Resta da rafforzare l’anello debole di questa catena: il committente che sempre più deve essere messo in condizione, economicamente e culturalmente, di mettere in moto una macchina dalle grandi potenzialità.

Per poi leggersi un bel libro al caldo.

I vantaggi di avere una Casa in Legno

Nell’immaginario collettivo le case in legno appaiono come edifici leggeri, destinati a durare per un periodo di tempo limitato, soggetti ad attacchi di agenti atmosferici, muffe e fuoco.

Ecco dei buoni motivi per farvi cambiare idea e dimostravi che il legno è il materiale da costruzione ideale per realizzare abitazioni sicure e durevoli negli anni.

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1 – Durevolezza

Una casa in legno se ben progettata può durare in eterno; è possibile trovarne validi esempi in nord America e in nord Europa, dove le case in legno hanno più di un secolo “di vita”.

Il concetto di durabilità di una struttura in legno è strettamente legato al principio di manutenzione, anche minimo, che qualsiasi tipo di costruzione necessita.

 

2 – Libertà progettuale

Costruire in legno equivale a realizzare costruzioni leggere e snelle; una struttura più leggera, con spessore delle pareti ridotto, dà al progettista grande libertà progettuale.

Le case in legno possono avere un design raffinato e prevedere ampi spazi, grazie alla libertà compositiva che il legno dà. I pregi di questo materiale hanno fatto sì che, oggi, molti architetti di fama mondiale prediligano il legno sia per il suo pregio architettonico sia per le sue qualità costruttive.

Il legno è il materiale adatto a costruzioni multi piano; con una corretta progettazione non si hanno limiti nella costruzione.

3 – Solidità

Le case in legno hanno caratteristiche di durata, stabilità, solidità e abitabilità migliori delle case in mattoni e cemento.

Può sembrare paradossale, ma una casa in legno è più sicura anche in caso di incendio. Il legno mantiene le proprie caratteristiche strutturali anche ad alte temperature, in quanto la sua autocombustione avviene a 300° C, mentre la deformazione dell’acciaio e il rischio di crolli in una struttura di cemento armato si hanno già a 200°C.

In caso di incendio, il legno si carbonizza in superficie proteggendo la sua struttura interna, si crea così uno strato protettivo sulla struttura che rallenta la velocità della fiamma, fungendo da isolante e preservando la staticità, che non viene compromessa.

4 – Rapidità di esecuzione

Realizzate direttamente all’interno dello stabilimento aziendale, le nostre strutture in legno hanno tempi di costruzione, montaggio e consegna ridotti rispetto alle tradizionali costruzioni in calcestruzzo, qualsiasi sia la stagione.

Inoltre, rispetto ad altri materiali, al legno non occorrono tempi per il disarmo e per l’asciugatura, tutto a vantaggio dei tempi e della qualità delle lavorazioni.

Ovviamente i tempi di costruzione di una casa in legno variano a seconda della tipologia e della complessità del progetto, nonchè dalle dimensioni; in ogni caso, noi di Area Legno, assicuriamo tempi di realizzazione competitivi. In media stimiamo che, per una casa in legno monofamiliare di circa 150 mq, impieghiamo circa 60 giorni per la progettazione, 30 giorni per la produzione e 45 giorni per la posa in opera.

5 – Sostenibilità

Erroneamente si pensa che costruire case in legno danneggi l’ambiente, in realtà è il miglior modo per rispettare la natura.

Innanzitutto, il legno è un materiale ecologico e naturale; quasi tutti i materiali dell’edilizia tradizionale necessitano di energia per la loro fabbricazione, mentre il legno è la materia prima rinnovabile per eccellenza, non richiede dispendio di energia per la sua realizzazione, all’infuori di acqua e sole necessari alla sua crescita.

Inoltre, il legno è un ottimo isolante; le caratteristiche del legno consentono di trattenere e rilasciare il calore, ciò si traduce in un risparmio energetico che può variare dal 15% al 35-40% rispetto una casa in muratura, il tutto a vantaggio dell’ambiente.

6 – Sicurezza sismica

Test sismici hanno dimostrato che il legno è il materiale da costruzione perfetto per edificare case e strutture in luoghi altamente sismici perché:

  • il legno è un materiale duttile;
  • il legno è un materiale leggero;
  • il legno è un materiale resistente.

Le caratteristiche di leggerezza e resistenza rendono lestrutture in legno elastiche e adatte ad affrontare eventi sismici, riescono infatti ad assorbirne meglio le scosse, limitando così le lesioni alla struttura.

 

Let us outline the absolute most normal archetypes in the market planet.

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